Maestro elementare, nel 1943, durante la seconda guerra mondiale viene deportato in Germania e internato in un campo di concentramento a Troisdorf.
« Mi ritrovai con alcuni romagnoli che ogni sera mi chiedevano di recitare qualcosa nel nostro dialetto. Allora scrissi per loro tutta una serie di poesie in romagnolo.»
Dopo la Liberazione si laurea in pedagogia presso l'Università di Urbino con una tesi orale sulla poesia dialettale. Fa leggere i suoi componimenti a Carlo Bo. Ottenuti riscontri positivi, decide di pubblicarli, a sue spese. S'intotola I scarabocc (Gli scarabocchi); Bo ne firma la prefazione.
Diventa membro di un gruppo di poeti, «E circal de giudeizi» (Il circolo della saggezza), di cui fanno parte anche Raffaello Baldini e Nino Pedretti. Al 1952 risale l'esordio come prosatore con un breve romanzo, La storia di Fortunato. Nel 1953 si trasferisce a Roma, dove avvia un fortunata attività di sceneggiatore. Nella sua lunga carriera ha collaborato con alcuni fra i più importanti registi italiani del tempo (Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Francesco Rosi, i Fratelli Taviani, ecc.).
Negli anni ottanta torna in Romagna. Dal 1989 vive e lavora a Pennabilli, in Valmarecchia, che gli ha conferito la cittadinanza onoraria in riconoscenza dell'amore dimostrato nei confronti di questo territorio.
Qui ha dato vita a numerose installazioni artistiche. Si tratta di mostre permanenti che prendono il nome de I Luoghi dell'anima tra cui: L'Orto dei frutti dimenticati, Il Rifugio delle Madonne abbandonate, La Strada delle meridiane, Il Santuario dei pensieri, L'Angelo coi baffi, Il Giardino pietrificato.
Una sua installazione artistica, "L'albero della memoria", è presente anche a Forlì, presso i Giardini Orselli.
Guerra divenne famoso al grande pubblico nel 2004 come testimonial di una catena di negozi di elettronica, creando il tormentone dell'ottimismo ripreso da Fabio De Luigi in un suo personaggio comico, l'Ingegner Cane. Ben due comici hanno imitato il poeta ed il suo tormentone.
La vala dal cisi biènchi
Agli era dòg al cisi biènchi ch'al spichéva dróinta la vala.
Próima u s'è ròt i vóidar mal finèstri, pu tótt al pórti agli è dvénti fròli e i ciód i dindléva tra la chèrna fràida dagli asi crociféssi ch'agli era pini 'd béus. Al s'è sfàti cl'an ch'l'à piuvéu tótta l'instèda fina a la próima fira 'd utòubar. U s'avdéva l'impalcadéura di ciód ch'i tnéva sò di pézz ad lègn e i féva una ròba trasparénta che paréva una telaragna. T'una zurnèda che e' vént e' féva se séri, l'à tach a vulè véa i ciód e u n è rèst gnénca l'òmbra dal pórti. Quant che i gazótt i s'è mèss a fè gazàra alà dróinta, l'aria la era pina ad piumini ch'al caléva zò fina e' sulèr cme s'al cascnes dagli eli di anzal ch'i vuleva te sufétt. E una nòta da sèch al cisi al s'è squaiè ma tèra tótti insén. Un muntanèr che sta sòtta Badia l'èlza la mèna drétta se bastòun e u t'insègna zò tla vala di móc ad sas e calzinàz ch'i léus cmè la bèva dal luméghi.
La valle delle chiese bianche
Erano dodici le chiese bianche che spiccavano dentro la valle. Prima si sono rotti i vetri delle finestre, poi tutte le porte si sono infradiciate e i chiodi si muovevano tra la carne marcia delle assi crocefisse che erano piene di buchi. Si sono sfatte quell'anno che è piovuto tutta l'estate fino alla prima fiera d'ottobre. L 'impalcatura dei chiodi sosteneva pezzi di legno che formavano una trasparenza di ragnatela. Un giorno di gran vento, i chiodi hanno cominciato a volare e non è restata neppure l'ombra delle porte. Quando gli uccelli si sono messi a fare gazzarra là dentro, l'aria era piena di piume che calavano sul pavimento quasi cadessero dalle ali degli angeli in volo sul soffitto. D'improvviso una notte, le chiese sono crollate tutte insieme. Un montanaro che sta sotto Badia alza la mano destra col bastone e ti indica giù nella valle dei mucchi di sassi e calcinacci luccicanti come bava di lumache.
Tonino Guerra, Il libro delle chiese abbandonate, Maggioli editore, Rimini, 1988 (Premio Pasolini).